Dati macro e monetari supportano la sterlina

Negli ultimi giorni la sterlina è riuscita a riconquistare posizioni spinta soprattutto dai dati e dalle buone notizie monetarie.

Tra i primi, rileviamo come l’indagine CBI per il settore industriale di novembre abbia registrato un miglioramento molto più ampio delle attese, con l’indice che è risalito da -2 punti a +17 punti, che rappresenta il livello più elevato dal 1988 a questa parte.

In ambito Brexit, pare invece si stia aprendo un positivo spiraglio sulla possibilità che il governo di Theresa May possa effettivamente avanzare nel breve tempo una “migliore” proposta sulla exit bill. Le cifre che sono in ballo sono notevolmente differenti dalle ambizioni dell’UE (che vorrebbe incassare 60 miliardi di euro), e forse potrebbero arrivare a 40 miliardi. Per saperne di più bisognerà però attendere almeno fino a venerdì prossimo.

Sul fronte monetario, dalla Bank of England Vlieghe ha dichiarato che il picco dell’inflazione dovrebbe aversi in quest’ultimo scorcio dell’anno se sterlina e petrolio si manterranno in prossimità dei livelli attuali, e Saunders ha poi precisato che nel breve termine il dato potrebbe salire poco sopra il 3,0% registrato in ottobre a causa del recente aumento dei prezzi energetici.

Saunders ha altresì specificato che l’effetto rialzista sull’inflazione derivante dal passato deprezzamento della sterlina non sembra essere destinato a esaurirsi nel breve, e dunque il sentiero di rialzi dei tassi prezzato dal mercato potrebbe essere appropriato, anche perché il margine di capacità inutilizzata si è quasi esaurito.

Per quanto poi concerne Brexit, Vlieghe ha dichiarato che l’assunzione di “smooth Brexit” adottata dalla BoE rimane appropriata nonostante finora i progressi nei negoziati siano stati lenti.

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